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Articolo di marzo 2026 dell’Autore Federico

LE STORIE DI ALESSANDRO
Perché sono molto contento di ascoltare le storie che mi scrive Alessandro?
Perché mi aiutano e mi incoraggiano a superare gli ostacoli che mi porto dietro da anni.
Queste storie mi fanno pensare che io sono molto pauroso e che la paura di sbagliare mi impedisce di parlare.
Sono come un pollo che si mette al centro dell’attenzione di tutti e fa tante cose stupide solo per farsi notare e così tutti pensano che io sia senza cervello.
Invece io capisco tutto ma ho paura di parlare, perché quando ero piccolo mi bloccavano pensando che non avevo cervello. Mi dicevano che io non capivo niente e  ci restavo male e credevo che forse era vero. Perciò non mi sforzavo neanche a difendermi.
Quindi le storie che mi scrive Alessandro per me sono importanti perché mi aiutano a capire le mie difficoltà. Con esse lui mi dà il coraggio di affrontarle e questo mi fa sentire più forte e più speranzoso di poter diventare una persona parlante.

Federico

Riflessione della Dottoressa Monica Greco

Leggerti, Federico, mi ha toccato in un punto molto profondo.

Mentre scorrevo le tue parole, sentivo dentro di me quanto peso possano avere le frasi ricevute da bambini…
quanto possano diventare silenzi, paure, muri invisibili che sembrano impossibili da attraversare.
E allo stesso tempo ho sentito con forza anche un’altra cosa: la tua straordinaria capacità di capire, di sentire, di essere presente.
Perché chi riesce a raccontarsi così, non è mai “senza cervello”.
È una persona che ha dentro un mondo.
Quando dici che ti senti come “un pollo che si mette al centro per farsi notare”, io non vedo qualcosa di stupido.
Io vedo un tentativo disperato e bellissimo di esistere agli occhi degli altri.
E questo non è debolezza, è bisogno di relazione, è umano, è vero.
E poi ci sono le storie di Alessandro…
E qui ti dico una cosa che mi emoziona profondamente, anche come mamma.
Quelle storie non sono solo racconti.
Sono ponti.
Ponti tra quello che sei stato portato a credere di essere… e quello che in realtà sei.
Quando una mamma le legge la sera, nel momento più delicato e potente della giornata — quello in cui il cuore è aperto e le difese si abbassano — quelle parole entrano piano piano dentro di te.
E fanno qualcosa di meraviglioso: riscrivono la tua storia.
Tu non sei la paura.
Tu sei qualcuno che sta imparando ad attraversarla.
Tu non sei il silenzio.
Tu sei qualcuno che ha già una voce, anche se ancora sta trovando il modo di uscire.
E sai cosa mi arriva più forte di tutto?
La tua speranza.
Quando scrivi che ti senti “più forte e più speranzoso”, lì c’è già il cambiamento.
Lì c’è già il seme di quella “persona parlante” che desideri diventare.
Io ti vedo, Federico.
E vedo anche il coraggio che hai avuto nello scrivere tutto questo.
Continua ad ascoltare quelle storie.
Continua a lasciarle entrare.
Perché, piano piano, una sera dopo l’altra…
non sarà più solo mamma a leggerle.
Sarai tu, dentro di te, a riscrivere una storia nuova per te e per il mondo.
Con gratitudine, affetto e stima. La tua dottoressa Monica

Risposta a Federico da parte di Alessandro Piano

Caro Federico,
questo mese ti ho fatto aspettare un po’… e la prima cosa che voglio dirti è scusa.
Questo mio ritardo ha fatto crescere anche me in molte cose e tu mi stai inconsapevolmente insegnando moltissimo.
Non è stata mancanza di attenzione. Anzi. Le storie che scrivo per te e quello che rappresentano per te, per me hanno un valore grande.
A volte ho bisogno di fermarmi un po’ di più proprio perché voglio che ogni parola arrivi nel modo giusto.
Ho letto quello che hai scritto… e ti dico una cosa con sincerità:
tu non sei quello che ti è stato fatto credere.
Dentro di te c’è una comprensione profonda, una sensibilità rara, e soprattutto una cosa che non si può insegnare: la consapevolezza di te stesso.
E questa è una forza enorme.
Quando parli della paura… io non vedo debolezza.
Vedo qualcuno che ha imparato a proteggersi.
E quella protezione, che oggi ti sembra un limite, un giorno diventerà una risorsa.
Perché chi conosce la paura così bene, può anche imparare a guidarla.
Le storie che ti scrivo non servono a cambiarti.
Servono a ricordarti chi sei davvero.
E sai una cosa?
Ogni volta che tu le ascolti, ogni volta che ci pensi, ogni volta che senti anche solo un piccolo movimento dentro… stai già facendo un passo.
Non devi diventare qualcun altro per essere una “persona che parla”.
Tu lo sei già.
Stai solo trovando il tuo modo.
E io sono qui, con te, in questo percorso.
Anche quando ti faccio aspettare un po’.
Perché le cose importanti… meritano tempo.
E tu, Federico, sei importante.
A presto,
Alessandro

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