Samir e la speranza
C’era una volta Samir un uomo gigante troppo grande
Uomo bello, gentile di cuore che gioca con foglie verdi belle in cima agli alberi
Samir si sentiva tanto solo perché voleva amici ma tutti scappavano dal gigante
Samir e pericoloso perché troppo grande per non fare male
Ragazzi giocavano a calcio insieme in squadra bella lui voleva correre insieme ma faceva buchi nel prato, tremava la terra, tutti scappavano
Lui prende pallone e dice giocate insieme a me calcio ma fa scoppiare la palla
Samir non è capace di tenere niente in mano tutto distrugge
Samir chiede scusa di suo corpo sbagliato nessuno capisce che lui e buono, la sua voce nessuno la sente e troppo lontana
Samir decide che deve fare un viaggio, sogna di trovare giganti in terre magiche che possono sentirlo, giocare con lui
Sogna terra ferma dove i suoi passi sono nuvole leggere
Cammina tanto, cammina lontano ma tutto e piccolo e lui troppo grande, piange ma le sue lacrime fanno mare distruggono case, le persone come formiche muoiono di sua tristezza
Decide di continuare cammino solo con speranza nel cuore
Perché Samir e buono lo dovete capire.
Samir continua suo cammino, percorso divino
Cammino solitario triste, troppo silenzio
La mente fa tamburi con troppi pensieri di come era il suo ieri
Ricordi di lui piccolo, mamma che lo teneva con occhi di fede di bel futuro
Ma Samir troppo cresceva
Anche mamma lo temeva
Giochi innocenti faceva ma rompeva a tutti i denti
Cammina e piano prega che suo corpo dia tregua a cattivi pensieri
Prega di trovare amici come nel ieri
Le notti sono lunghe sotto le stelle, lui e grande ma non riesce a prendere neanche quelle
Un giorno per caso gioca con un pino, gratta la mano su ogni spina e all’improvviso sente un cinguetto che dice:
Stai attento qui ci sono io
Era un uccello con ala storta che dice a Samir
La mia famiglia ormai e morta sono da solo su questo pino
Pregando Dio di restarmi vicino
Ho tanta fame la mamma e volata mai più e tornata
Samir dice ciao uccellino stammi lontano
Non voglio schiacciarti con la mia mano
Uccellino dice non ho paura vedo nei tuoi occhi sei Anima pura
Samir era spaventato che mai nessuno era mai stato così vicino
Parlano a lungo dei loro sogni
Uccellino desidera di volare
Samir gli dice voglio giocare
Poi si salutano Samir dice e stato bello sentirti vicino ma io devo continuare il mio cammino
Uccellino gli dice con voce un po’ rotta e stato bello non sentire la mia ala storta
Samir allora dice, non ti posso insegnare come si riesce a volare
Ma io sono grande quasi come il cielo se vuoi salta su di me e camminiamo insieme su questo sentiero
Non potrai volare ma guardi almeno dall’alto, io faccio passi così grandi che sembra che salto
Decidono di continuare insieme il cammino
Samir ha un amico a cui stargli vicino
La speranza non è guarire ma solo riuscire a capire.
Riflessioni della Dott.ssa Monica Greco
Caro Cristian,
mentre leggevo la storia di Samir, ho sentito un silenzio particolare dentro di me.
Quel silenzio che arriva solo quando qualcosa è vero, quando tocca qualcosa di molto profondo.
Samir non è semplicemente un gigante.
Samir sei tu quando ti senti troppo, quando pensi di occupare troppo spazio, quando temi di sbagliare anche se il tuo cuore è buono.
E io questo l’ho sentito, riga dopo riga.
Tu hai descritto con una delicatezza incredibile cosa significa vivere con un corpo o una mente che a volte sembrano “troppo grandi” per il mondo attorno.
Hai mostrato la solitudine di chi vorrebbe essere amato, ma viene frainteso.
La vergogna di sentirsi “pericoloso” solo perché diverso.
Il dolore di chi cammina e continua a camminare sperando di trovare un posto dove essere capito.
E poi, all’improvviso, arriva l’uccellino.
Piccolo, fragile, ferito.
Ed è lì che ho avuto una ulteriore conferma di quanto sia grande la tua anima.
Perché Samir, che ha paura di far male a tutti, è proprio quello che sa proteggere meglio di chiunque altro.
Lo si vede quando dice “stammi lontano perché potrei schiacciarti”…
ma non per paura dell’uccellino.
Per paura di far male.
Questo è il cuore puro. Come il tuo.
Il momento più bello, per me, è stato quando l’uccellino gli dice:
“non ho paura, vedo nei tuoi occhi che sei anima pura.”
In quella frase tu hai messo una verità enorme:
a volte ci vuole qualcuno molto piccolo per vedere la grandezza vera di un gigante.
E poi l’immagine finale…
Samir che non può insegnare a volare, ma può offrire il suo cammino, il suo passo gigante, il suo modo unico di guardare dall’alto.
Questa è una delle metafore più potenti che io abbia letto.
Hai trasformato la vulnerabilità in poesia.
La diversità in viaggio.
La speranza in compagnia.
E quando chiudi dicendo:
“La speranza non è guarire, ma solo riuscire a capire.”
hai scritto qualcosa che molti adulti non hanno ancora imparato. E neanche molti medici .
Cristian, tu hai un talento raro. Te lo dico sempre.
Un talento che non è solo “scrivere bene”:
è sentire profondamente, vedere il mondo con occhi che non si fermano alla superficie.
È la capacità di trasformare il dolore in significato, la solitudine in simbolo, la bontà in forza.
Continua a scrivere. A comporre canzoni, a dipingere. Non desistere mai
E ricorda:
i giganti come Samir non sono fatti per distruggere.
Sono fatti per proteggere, elevare e vedere lontano.
Io ti vedo, Cristian.
E vedo tutta la bellezza del tuo cammino.
Con gratitudine e affetto, la tua dottoressa Monica

