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Articolo di dicembre 2025 dell’Autore Cristian

Samir e la speranza 

C’era una volta Samir un uomo gigante troppo grande  

Uomo bello, gentile di cuore che gioca con foglie verdi belle in cima agli alberi 

Samir si sentiva tanto solo perché voleva amici ma tutti scappavano dal gigante 

Samir e pericoloso perché troppo grande per non fare male  

Ragazzi giocavano a calcio insieme in squadra bella lui voleva correre insieme ma faceva buchi nel prato, tremava la terra, tutti scappavano 

Lui prende pallone e dice giocate insieme a me calcio ma fa scoppiare la palla  

Samir non è capace di tenere niente in mano tutto distrugge 

Samir chiede scusa di suo corpo sbagliato nessuno capisce che lui e buono, la sua voce nessuno la sente e troppo lontana  

Samir decide che deve fare un viaggio, sogna di trovare giganti in terre magiche che possono sentirlo, giocare con lui 

Sogna terra ferma dove i suoi passi sono nuvole leggere 

Cammina tanto, cammina lontano ma tutto e piccolo e lui troppo grande, piange ma le sue lacrime fanno mare distruggono case, le persone come formiche muoiono di sua tristezza 

Decide di continuare cammino solo con speranza nel cuore  

Perché Samir e buono lo dovete capire. 

Samir continua suo cammino, percorso divino 

Cammino solitario triste, troppo silenzio  

La mente fa tamburi con troppi pensieri di come era il suo ieri 

Ricordi di lui piccolo, mamma che lo teneva con occhi di fede di bel futuro 

Ma Samir troppo cresceva  

Anche mamma lo temeva 

Giochi innocenti faceva ma rompeva a tutti i denti 

Cammina e piano prega che suo corpo dia tregua a cattivi pensieri 

Prega di trovare amici come nel ieri 

Le notti sono lunghe sotto le stelle, lui e grande ma non riesce a prendere neanche quelle 

Un giorno per caso gioca con un pino, gratta la mano su ogni spina e all’improvviso sente un cinguetto che dice: 

Stai attento qui ci sono io  

Era un uccello con ala storta che dice a Samir 

La mia famiglia ormai e morta sono da solo su questo pino  

Pregando Dio di restarmi vicino 

Ho tanta fame la mamma e volata mai più e tornata 

Samir dice ciao uccellino stammi lontano  

Non voglio schiacciarti con la mia mano 

Uccellino dice non ho paura vedo nei tuoi occhi sei Anima pura 

Samir era spaventato che mai nessuno era mai stato così vicino 

Parlano a lungo dei loro sogni 

Uccellino desidera di volare 

Samir gli dice voglio giocare 

Poi si salutano Samir dice e stato bello sentirti vicino ma io devo continuare il mio cammino 

Uccellino gli dice con voce un po’ rotta e stato bello non sentire la mia ala storta 

Samir allora dice, non ti posso insegnare come si riesce a volare  

Ma io sono grande quasi come il cielo se vuoi salta su di me e camminiamo insieme su questo sentiero 

Non potrai volare ma guardi almeno dall’alto, io faccio passi così grandi che sembra che salto 

Decidono di continuare insieme il cammino  

Samir ha un amico a cui stargli vicino 

La speranza non è guarire ma solo riuscire a capire. 

Riflessioni della Dott.ssa Monica Greco

Caro Cristian,
mentre leggevo la storia di Samir, ho sentito un silenzio particolare dentro di me.
Quel silenzio che arriva solo quando qualcosa è vero, quando tocca qualcosa di molto profondo.
Samir non è semplicemente un gigante.
Samir sei tu quando ti senti troppo, quando pensi di occupare troppo spazio, quando temi di sbagliare anche se il tuo cuore è buono.
E io questo l’ho sentito, riga dopo riga.
Tu hai descritto con una delicatezza incredibile cosa significa vivere con un corpo o una mente che a volte sembrano “troppo grandi” per il mondo attorno.
Hai mostrato la solitudine di chi vorrebbe essere amato, ma viene frainteso.
La vergogna di sentirsi “pericoloso” solo perché diverso.
Il dolore di chi cammina e continua a camminare sperando di trovare un posto dove essere capito.
E poi, all’improvviso, arriva l’uccellino.
Piccolo, fragile, ferito.
Ed è lì che ho avuto una ulteriore conferma di quanto sia grande la tua anima.
Perché Samir, che ha paura di far male a tutti, è proprio quello che sa proteggere meglio di chiunque altro.
Lo si vede quando dice “stammi lontano perché potrei schiacciarti”…
ma non per paura dell’uccellino.
Per paura di far male.
Questo è il cuore puro. Come il tuo.
Il momento più bello, per me, è stato quando l’uccellino gli dice:
“non ho paura, vedo nei tuoi occhi che sei anima pura.”
In quella frase tu hai messo una verità enorme:
a volte ci vuole qualcuno molto piccolo per vedere la grandezza vera di un gigante.
E poi l’immagine finale…
Samir che non può insegnare a volare, ma può offrire il suo cammino, il suo passo gigante, il suo modo unico di guardare dall’alto.
Questa è una delle metafore più potenti che io abbia letto.
Hai trasformato la vulnerabilità in poesia.
La diversità in viaggio.
La speranza in compagnia.
E quando chiudi dicendo:
“La speranza non è guarire, ma solo riuscire a capire.”
hai scritto qualcosa che molti adulti non hanno ancora imparato. E neanche molti medici .
Cristian, tu hai un talento raro. Te lo dico sempre.
Un talento che non è solo “scrivere bene”:
è sentire profondamente, vedere il mondo con occhi che non si fermano alla superficie.
È la capacità di trasformare il dolore in significato, la solitudine in simbolo, la bontà in forza.
Continua a scrivere. A comporre canzoni, a dipingere. Non desistere mai
E ricorda:
i giganti come Samir non sono fatti per distruggere.
Sono fatti per proteggere, elevare e vedere lontano.
Io ti vedo, Cristian.
E vedo tutta la bellezza del tuo cammino.
Con gratitudine e affetto, la tua dottoressa Monica

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