PER Maria,
LA MIA MAESTRA
Sono molto felice perché Maria, la mia maestra del laboratorio, mi considera molto. Due volte alla settimana viene in laboratorio per fare lezione di disegno ed arte al nostro gruppo: il martedì e il venerdì.
Quando c’è lei mi piace di più andare in laboratorio perché mi insegna tante cose. Devo dire che fare disegni mi dava paura, perché, quando ero piccolo, a scuola non mi insegnavano molte cose e nemmeno a disegnare. E così non avevo imparato a farlo. Tanto che quando vedo i miei compagni di laboratorio disegnare mi viene subito agitazione perché loro sono molto bravi e io non so fare come loro.
Adesso Maria mi sta insegnando a fare le cose con calma e concentrazione e io sto imparando molto. Lei mi trasmette anche tanta sicurezza e mi invoglia a fare sempre meglio. Io adesso sto preparando dei lavori da esporre alla prossima mostra che si terrà in primavera a Chiavari.
È tutto merito suo se mi riesce di provare a vincere la paura di non saper fare. Lei mi sta aiutando a liberarmene e posso dire che è molto brava e molto cocciuta perché non si ferma mai alle apparenze.
Qualcun’altro, al suo posto, quando io mi rifiutavo di disegnare facendo tanti scarabocchi fino a strappare il foglio o fino a rompere la punta della matita si sarebbe intimidito e avrebbe pensato che io ero solo un asino che non sa fare niente o un prepotente perché mi comportavo come uno senza cervello.
Maria non si è mai fermata alle apparenze ma ha voluto vedere perché io ero così mal disposto verso il disegno. Non solo: mi ha fatto capire che anch’io sono bravo e anch’io posso fare dei bei lavori.
È merito suo perché mi sta aiutando a far emergere la mia (piccola) vena artistica che è nascosta dentro di me.
Grazie Maria!
Riflessioni della Dottoressa Monica Greco
Che meraviglia questo articolo, caro Federico! si sente il cuore che parla.
ho letto le tue parole piano, una per una, e mi sono fermata a respirarle.
Sai cosa ho pensato? Che il tuo articolo è già un’opera d’arte perché è vero e autentico.
E quando una cosa è vera, arriva dritta al cuore.
Tu hai fatto una cosa difficilissima: hai raccontato la tua paura.
E le paure, di solito, le nascondiamo. Tu invece le hai guardate in faccia e le hai messe su un foglio.
Questo è un atto di coraggio enorme.
Quando dici che ti veniva agitazione vedendo gli altri disegnare, io ti capisco profondamente.
Quella sensazione di sentirsi “indietro”, di pensare “io non sono capace” … fa male. A me capita se vado in bicicletta. E spesso fa arrabbiare, fa venire voglia, nel tuo caso, magari di strappare il foglio, rompere la matita, scappare.
Non perché non ti importi, ma proprio perché ti importa tantissimo.
E qui succede la cosa più bella: tu non sei rimasto fermo in quella paura.
Hai lasciato che qualcuno ti stesse accanto mentre tremavi.
Maria ti ha visto, ma tu hai fatto qualcosa di altrettanto importante: ti sei lasciato vedere.
E questo cambia tutto.
Tu non sei “quello che non sa disegnare”.
Tu sei un ragazzo che sta imparando a stare dentro a qualcosa che prima faceva paura.
E questa è una competenza enorme, che vale in arte, nella vita, nelle relazioni, ovunque.
Quando scrivi che dentro di te c’è una “(piccola) vena artistica”, io ti dico una cosa: non è piccola.
È solo stata timida per tanto tempo. E adesso, piano piano, sta uscendo. Non a colpi di forza, ma a colpi di fiducia.
La mostra di primavera non sarà importante solo per i disegni appesi al muro.
Sarà importante perché su quei fogli ci sarà la prova che tu hai fatto un passo oltre la paura.
E questo resta per sempre.
Sono orgogliosa di te, Federico.
Per come senti, per come racconti, per come non ti sei fermato alle etichette che avrebbero potuto metterti addosso.
Continua così: con calma, concentrazione… e con quella verità che hai messo in queste parole.
È da lì che nasce l’arte vera. 💛
Con affetto. La tua dottoressa Monica

