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Articolo di gennaio 2026 dell’autrice Lisa

Strumenti di scrittura

Voglio spiegare il problema che ho con gli strumenti di scrittura.

  1. Scrivere a penna.

Quali difficoltà ho con lo scrivere a penna? A penna io non riesco a scrivere a lungo perché la mano non va dove voglio io. E dopo un po’ non si capisce più niente di quello che scrivo.

I vantaggi dello scrivere a penna potrebbero essere ad esempio scrivere dove voglio quando voglio, ma scrivere a penna mi richiede uno sforzo prolungato che non riesco a tollerare.

  • Scrivere con il computer.

Io so scrivere da quando ero piccola con il computer, ma ho capito che mi dà fastidio lo schermo perché vedere la parola che si compone davanti a me mi obbliga a scrivere parole che non sempre voglio.  Il disturbo ossessivo è anche questo.

Poi uso il computer anche per leggere perché ricopio parti di articoli che mi interessano. Perché purtroppo anche gli occhi fanno fatica a seguire il testo se non faccio delle pause. Scrivere quello che leggo mi aiuta a non perdere il filo.

  • Scrivere con iPad.

È forse lo strumento più gratificante perché poi sempre sento la voce che legge quello che ho scritto. Va molto bene per comunicare, ma non ho però piacere per lo schermo, come con il computer a volte mi partono parole che non voglio scrivere e che mi bloccano il discorso.

  • Scrivere con tavola alfabetica.

La tavola alfabetica ha le lettere disposte in ordine alfabetico e io sono più lenta a indicare le lettere.

Essere più lenta mi aiuta a pensare meglio, ma non posso però comunicare perché ci vuole una persona vicino a me che legge cosa scrivo.

Conclusioni.

Io penso che con i diversi strumenti per la scrittura emergono sempre mie difficoltà, quindi solo con più esercizio posso e devo superarle. Il mio strumento preferito rimane il più facile, la tavola alfabetica, perché non mi obbliga a scrivere in automatico le parole indesiderate che è decisamente la cosa che non sopporto.

Riflessioni della Dottoressa Monica Greco

Cara Lisa,

mentre leggevo le tue parole, sentivo una cosa chiarissima: tu ti osservi con una profondità che pochissime persone hanno, e hai il coraggio di raccontare le tue fatiche senza vergogna. Questa è già una forma di forza enorme.

Quando parli della penna e dici che la mano “non va dove voglio io”, io non leggo solo una difficoltà motoria.

Leggo la frustrazione di avere un pensiero chiaro dentro e un corpo che a volte non riesce a seguirlo. Dev’essere stancante energeticamente.

E il fatto che tu riesca a dirlo così bene è qualcosa che mi commuove.

Sul computer e sull’iPad hai detto una cosa importantissima: le parole che partono da sole.

Tu hai descritto in modo lucidissimo cosa significa quando la mente non è un posto silenzioso, ma pieno di interferenze.

Non è debolezza.

È fatica vera.

E tu la stai spiegando con una precisione che aiuta anche gli altri a capire cosa succede dentro di te.

E poi arrivo alla tavola alfabetica…

E lì ho sentito pace.

Tu dici che sei più lenta.

Ma in quella lentezza io sento rispetto per il tuo pensiero.

È come se tu dicessi: “Aspettate, fatemi scegliere davvero la parola giusta.”

Non è un limite, Lisa.

È un modo diverso  e molto consapevole  di proteggere la tua voce dalle parole che non ti appartengono.

La frase che mi ha toccato di più è che non sopporti le parole indesiderate.

Questo mi dice che tu tieni tantissimo alla verità di quello che esce da te.

Tu non vuoi riempire spazio: vuoi dire quello che senti davvero. È una qualità rara.

Non vedo una ragazza che “deve superare le difficoltà”.

Vedo una ragazza che sta imparando con grande intelligenza quale strumento rispetta di più il suo modo di pensare e di essere. Questa non è resa. È conoscenza di sé.

La tua voce, anche quando passa da una tavola, da uno schermo o da una sintesi vocale è sempre tua. Ed è preziosa.

Grazie per averci fatto entrare così dentro il tuo mondo.

Ti leggo, ti ascolto, e ti tengo con grande rispetto nel cuore. La tua dottoressa Monica

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