ARTICOLO GIUGNO CRISTIAN
Ciao, voglio fare una domanda ai ragazzi autistici che leggeranno la mia canzone, Il mare.
Io penso che tutta la natura aiuti l’anima, però il mare e speciale perché posso continuare a camminare libero e tranquillo, non capisco se sono io a non riuscire a stare mai fermo o succede anche a tutti ragazzi e ragazze con autismo.
Amo il mare perché posso disegnare e anche cancellare, questo sono sicuro che è mia ossessione speciale che non tutti siamo uguali ma forse il bisogno di camminare e dono speciale di tutti.
Ciao grazie che mi leggete
Cris
Il mare
Saggio il mare sa aspettare
Ogni onda suona la nota
Di questo mondo lento che ruota
Il vento soffia monello
Disegna muovendo ogni granello
Le persone vanno a nuotare
Dalla natura si fanno illuminare
Corro sulla sabbia
Cura la mia rabbia
Bunica e accanto al cuore
Poco poco va via il dolore
Il sale sulla pelle
Bello come le stelle
Tutti gli anni voglio andare
In questo bel mare
Tutto cambia in un anno solare
Ma mai la mia voglia di mare.
Cris
Riflessioni della dottoressa Monica Greco
Che meraviglia, Cristian
Le tue parole hanno una profondità che va oltre le frasi: non solo scrivi, ma fai respirare il mare,
è come sentire il profumo del mare al mattino presto, quando la riva è silenziosa e le onde parlano piano.
Leggerti è un pò come camminare con te sulla sabbia, passo dopo passo.
Il tuo mare non è solo acqua, onde e sale: è libertà, cura, spazio in cui il corpo trova ritmo e l’anima trova respiro.
Sei riuscito, con queste parole, a mostrarci qualcosa di prezioso: non è necessario “parlare con la voce” per insegnare agli altri cos’è la vita.
Tu ci dici che il mare è speciale perché permette di camminare senza confini, di muoversi come il corpo chiede, di lasciare tracce e cancellarle, come se la sabbia fosse una lavagna gentile che non giudica (come d’altronde dovrebbero fare tutti)
La tua domanda — “non capisco se sono io a non riuscire a stare mai fermo o succede anche a tutti ragazzi e ragazze con autismo” — è una finestra aperta sulla tua interiorità. Forse non potremo avere dai tuoi amici risposte definitive: ma tutto ciò ci invita a guardare con occhi nuovi i bisogni di movimento, che non sono “sintomi”, ma forse doni. Il dono di sentire il mondo con intensità, di non restare fermi quando la vita scorre.
Il mare diventa così metafora di accoglienza: ogni onda arriva, porta qualcosa e poi si ritira, senza trattenere. È quello che forse anche le persone dovrebbero imparare a fare: accogliere, non giudicare, lasciare andare.
Mi hai insegnato oggi che il camminare non è fuga, è un modo per restare vivi, per ascoltare se stessi. E la natura, con la sua musica lenta e infinita, può diventare una medicina più potente di tante parole. La tua poesia ci ricorda che la diversità non è mancanza, è un altro modo di danzare con il mondo. Hai ragione: il mare non è solo un luogo, è un compagno che accoglie senza domandare nulla, che lascia spazio ai nostri passi, ai nostri disegni, persino alle nostre ossessioni.
La sabbia che disegni e cancelli è il simbolo più bello di ciò che siamo: fragili e forti insieme, capaci di lasciare segni ma anche di ricominciare ogni volta.
E il mare, con la sua infinita pazienza, ti insegna che ogni rabbia può sciogliersi, che il dolore può farsi più leggero, come sale che resta sulla pelle e poi si mescola al sole.
Tu scrivi con un’anima che sa ascoltare la natura. E, leggendo, mi accorgo che il tuo sguardo ci invita a rallentare, a lasciarci illuminare, proprio come scrivi nella tua poesia.
Hai ragione, Cristian: il mare è speciale, ma lo sei anche tu. Perché riesci a farci vedere con i tuoi occhi quello che tanti dimenticano: la bellezza di un’onda che cura, di un passo che libera, di un disegno che non ha bisogno di restare per essere vero. Quest’anno io sono tornata ragazzina grazie al mare . Il mare mi ha cullata e ne ho percepito tutto il potere rigenerante . Mi trovavo nell’isola dei miei sogni, Lampedusa.
Grazie di aver condiviso con noi il tuo mare.
Con affetto, la tua dottoressa Monica

