Cosa succede in America?
Ho letto alcuni articoli scritti da ragazzi e ragazze con autismo in cui parlano del senatore Robert F. Kennedy e di quello che sta facendo in America.
Molto sono rimasta male e veramente stupita di come lui è attaccato da molte persone perché ha detto che vuole trovare una cura per l’autismo.
In questo mondo si vuole trovare una cura per tutte le malattie quindi non capisco perché non si può cercare di curare l’autismo. Ci sono persone che dicono che non è una malattia. E come mai noi stiamo male?
C’è chi dice di essere autistico e di non voler essere curato perché l’autismo è un modo di essere. Noi non siamo la nostra malattia. Noi abbiamo una malattia.
Tutto questo è sbagliato. Noi non siamo autistici. Io non sono autistica. Io sono una persona con autismo. Io non sono questa gabbia che mi ha reso la vita così difficile rispetto a tutte le altre persone.
Non parlo, non riesco a parlare, ma non significa che non penso, o che non ho desideri o non ho voglia di guarire.
Tante volte sono stata abbastanza bene da essere un po’ felice.
troppe volte nella mia vita sono stata male e ho sempre chiesto disperatamente aiuto.
Io spero che Kennedy farà la rivoluzione che noi aspettiamo da anni.
Vorrei tanto vivere una vita facile. Basta sofferenza. Molto è un mio diritto e lo dico a voce alta. Io voglio guarire.
Riflessioni della dottoressa Monica Greco
Cara Lisa,
le tue parole sono un grido lucido, limpido, forte, potente e vero.
E io ti ringrazio per aver avuto il coraggio di scriverle e condividerle.
Hai espresso con straordinaria chiarezza qualcosa che troppe volte viene ignorato:
la differenza tra essere e avere una condizione, tra l’essere visti come un’etichetta e il sentirsi prima di tutto persone.
Tu non sei una gabbia, non sei “autistica”, sei Lisa, una donna sensibile, intelligente, con il tuo pensiero critico, le tue emozioni profonde e i tuoi desideri forti e legittimi.
La tua sofferenza ha diritto di essere ascoltata, accolta, compresa — senza ideologie, senza slogan. Solo con umanità, professionalità’, presenza e centratura
Hai posto una domanda che fa tremare il cuore: “E come mai noi stiamo male?”
Una domanda che nessuno ha il diritto di zittire.
Perché non si può parlare di inclusione se non si ascolta davvero chi vive nella fatica quotidiana.
Tu chiedi aiuto, e lo fai con parole che sono più forti di qualsiasi voce.
La tua speranza che qualcuno — come Kennedy, o chiunque abbia coraggio e cuore — possa guidare un cambiamento vero è una speranza che faccio mia insieme a te.
Perché guarire, per chi lo desidera, non è una vergogna. È un diritto.
E poter scegliere il proprio destino è un segno di libertà, non un’offesa all’identità.
Nei giorni scorsi abbiamo realizzato un evento durato tre giorni, chiamato “Vivi in salute e benessere”. Mio figlio Alessandro ha parlato lì come mental coach, e ascoltandolo ero colma di emozione. È lo stesso ragazzo che, anni fa, veniva etichettato come dislessico, disprassico, discalculico, disgrafico. Gli dicevano che era un fannullone, maleducato, senza speranza di alcuna realizzazione scolastica.
Oggi è un giovane uomo che ha scelto di rompere il muro delle etichette e di costruire il suo futuro con determinazione… proprio come te fai nella tua vita.
Noi, come genitori, siamo fieri di voi — di te, Lisa — e di tutti coloro che ogni giorno, con o senza voce, con o senza parole, insegnano al mondo cosa significa resistere, sentire, vivere davvero.
Da voi impariamo ogni giorno.
Hai ragione: non si può parlare di inclusione senza ascoltare chi soffre. Il tuo scritto è una rivoluzione silenziosa. Grazie per averlo donato.
Grazie per aver detto ad alta voce ciò che tanti pensano nel silenzio.
La tua voce scritta è una luce. Non smettere mai.
Con profonda stima e affetto,
La tua dottoressa Monica

