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Articolo di ottobre 2025 dell’autore Cristian

LA STORIA DI UN BAMBINO ORFANO

C’era una volta un bambino tanto voluto che mamma chiama Sosa

Sosa era un bambino bello che provava amore per i suoi genitori belli

Cresce con mamma che aiuta, ama, sente la sua energia

Papa era difficile da capire rideva, giocava poi da niente diventa arrabbiato, Sosa non capiva il motivo giusto, per lui il mondo era bello, vedeva luci, sentiva rumori era felice dei suoi microfoni in testa.

Papa giocava con Sosa sul divano li faceva solletico felice poi basta cominciava urlare, la mamma portava via Sosa piangendo dentro e urla fuori

Sosa cresce con mamma vicino, ride, piange, gioca, papa non parla più e solo arrabbiato

Sosa capisce che il mondo non è fatto solo di luci belle, e fatto anche di ombre tristi, che i suoni sono casino, sono musica senza parole, che le parole sono emozioni

Sosa capisce che le parole sono dentro nella gabbia della sua testa

Li piace sentire il rumore, battere con musica dentro al suo corpo che mai si ferma

Le parole di mamma sono buone, sono tristi, sono parole di Amore

Le parole di papa sono rabbia, sono cattive, poi basta parole solo silenzio

Sosa e diventato orfano, papa muore nel cuore.

Questa e la storia triste di bambini orfani di genitori che non vogliono capire il loro mondo di Luce.

Ciao Cris

Riflessioni della dottoressa Monica Greco

Caro dolce Cristian, ho letto la tua storia e mi ha toccato profondamente.
Dentro le tue parole ho sentito la voce di Sosa, ma anche quella di tanti bambini che vivono in silenzio mondi fatti di luci e di ombre, di amore e di incomprensioni.
Hai dato voce a qualcosa di grande, Cris: al bisogno di essere visti, ascoltati, compresi davvero.

Mi ha colpito la dolcezza con cui descrivi la mamma : le sue parole buone, la sua tristezza che però continua ad amare.
E mi ha commosso la figura del papà, che ride, gioca, poi improvvisamente cambia… come se dentro di lui ci fosse una tempesta che non sa spiegare.
Hai saputo mostrare, con poche frasi e tanta verità, quanto può essere confuso e doloroso per un bambino cercare di capire il mondo degli adulti.
La tua storia parla anche del silenzio.
Quel silenzio che, a volte, fa più rumore delle parole gridate.
Ma tu, Cris, hai fatto qualcosa di importante: hai trasformato quel silenzio in racconto, gli hai dato voce.
Hai aperto una porta sul mondo di Sosa, che è anche il mondo di tanti bambini sensibili, delicati, che vedono le luci, sentono i suoni e provano emozioni con tutto il corpo.
E quando scrivi che “Sosa è diventato orfano, papà muore nel cuore”, io sento una verità profonda: a volte si diventa orfani anche quando i genitori sono ancora vivi, perché non riescono più a entrare in contatto con il nostro mondo. E altre volte si diventa orfani nel vero senso della parola perché uno dei genitori va in un’altra dimensione rimanendo sempre accanto alla propria creatura.
Ma la luce di Sosa, quella che lui vede e sente dentro di sé, non muore.
È la stessa luce che hai dentro tu, Cristian, quella che ti fa scrivere con questa sensibilità, che ti fa capire le emozioni degli altri, che ti rende capace di trasformare il dolore in poesia.
Pensa che oggi ti porto con me ad un convegno importante. Anzi per la precisione io porto tutti voi sempre con me in una unione che non si può descrivere.
Ti ringrazio per aver condiviso questa storia.
Hai ricordato a tutti noi che dietro ogni bambino che si isola, che guarda il vuoto o che ascolta i suoni in modo diverso, c’è un mondo pieno di vita e di luce — un mondo che aspetta solo di essere accolto, non giudicato.
Continua a scrivere, Cris. A disegnare, a comporre canzoni. Il mondo ha bisogno di te, perché ogni tua parola è un piccolo ponte tra i cuori.
E grazie, davvero, per avermi fatto incontrare Sosa: attraverso di lui ho sentito un pezzetto del tuo cuore, autentico e bellissimo.
Con affetto, la tua dottoressa Monica

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