LA MIA PARANOIA
Adesso posso dire che ho capito cosa mi succede quando sto male: tutto inizia perché ho in mente qualcosa che vorrei fare e non riesco a farlo, perché non riesco a parlare e non so farmi capire. Succede allora che questo mi fa impazzire e, dentro di me, sto tanto male che non capisco più niente.
La testa va per conto suo e, contemporaneamente la pancia mi fa tanto male che mi sembra che dentro passi un uragano veloce che mi fa stare tanto male e continuo a lamentarmi come fossi un lupo che continua ad ululare e fa impazzire chi mi sta vicino.
Aspetto che mi passi e poi, magari, mi viene in mente qualche altro pensiero fisso.
E ricomincio tutto da capo. Questo, per me, si chiama PARANOIA. E ci sono arrivato da solo a capire questo mio problema, che da anni non mi fa vivere bene.
Adesso che l’ho capito mi sforzo di non fissare il pensiero sempre sulla stessa cosa e così non vado in ansia e non sto più male. Quando ci riesco, mi sento più sereno e tranquillo e molto più rilassato.
Prima di capirlo ero spesso molto triste perché mi sembravo una persona senza cervello o che non lo facesse funzionare bene, dal momento che concentravo la mente sempre sullo stesso argomento, tanto da non riuscire a pensare ad altro e a non concludere niente, ottenendo solo di stare male e a far stare male chi mi sta vicino senza capire come aiutarmi.
Riflessioni della dottoressa Monica Greco
Caro Federico,
leggere le tue parole mi ha profondamente toccata. Hai descritto con una lucidità straordinaria ciò che molti faticano anche solo a riconoscere dentro di sé.
Hai dato un nome, un volto e una voce a quella sensazione di smarrimento che nasce quando la mente corre e il corpo urla, e tutto sembra sfuggire di mano.
Mi colpisce la tua consapevolezza: “ci sono arrivato da solo a capire questo mio problema” — è una frase potente, perché racconta un percorso di coraggio e consapevolezza allo stesso tempo
Hai imparato a guardarti dentro senza paura, e questo è già un atto di guarigione.
Quando dici che la testa va per conto suo e la pancia si agita come in un uragano, io sento la verità profonda del legame tra emozioni e corpo. (Quello che chiamiamo “asse intestino- cervello)
Il tuo corpo parla, e tu lo stai finalmente ascoltando.
Stai imparando a fermare il vortice, a respirare, a scegliere un pensiero diverso e in quel gesto c’è già la libertà che stavi cercando.
Ti voglio dire una cosa importante, da cuore a cuore: non sei una persona “senza cervello”, come hai scritto. Poc pod (point of creation point of distruction) quello che hai detto. Sei, invece, una persona con una mente che sente tanto, forse troppo, e che sta imparando, con grande maturità, a gestire quella sensibilità straordinaria.
Federico, continua così. Ogni volta che riesci a non fissarti, che lasci andare un pensiero, che scegli di respirare invece di lottare con te stesso, stai costruendo un nuovo modo di vivere.
E non sei solo: chi legge le tue parole si riconosce, si commuove, e trova in te la prova che comprendere sé stessi è possibile.
Hai fatto qualcosa di grande: hai trasformato la “paranoia” in consapevolezza.
E la consapevolezza è sempre il primo passo verso la pace.
Sono fiera di te. La tua dottoressa Monica

