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Articolo di ottobre 2025 dell’autrice Lisa

Avere il disturbo ossessivo è una tortura. Essere costretti a fare cose che non si vogliono fare è una tortura.

A dire la verità non ce l’ho sempre, ma quando arriva io posso fare molto poco. Ne parlo come una cosa che non mi appartiene, perché voglio liberarmene.

Il mio disturbo ossessivo ha improvvisamente deciso che devo togliere dagli alberi le foglie secche. Non ho idea del perché mi sono improvvisamente concentrata su questo.

Io non ne so il motivo ma è forte l’impulso quando arriva e può anche rovinarmi la giornata.

Ed è proprio questa la tortura. Non c’è una ragione logica per fare quello che faccio. Eppure sono costretta a farlo.

Credo che il disturbo ossessivo sia in realtà peggio che non riuscire a parlare ora che so scrivere.

Decisamente voglio essere lasciata in pace ora che posso dedicarmi molto meglio che in passato alla comunicazione.

Mi chiedo perché c’è sempre qualcosa che mi impedisce di godere dei traguardi raggiunti. Devo farcela.

Riflessioni della dottoressa Monica Greco

Cara Lisa,
quello che hai scritto è potente e mi tocca molto da vicino, come medico che studia giorno e notte per trovare delle soluzioni e che a volte mi fa proprio capire che di strada da fare nella comprensione di alcuni meccanismi ce n’è’ ancora tanta.
Grazie al tuo scritto, mi arriva tutta la tua forza, insieme alla fatica che descrivi.
Quando tu dici “è una tortura” io ti credo. E lo è’ anche per me quando non trovo il modo di farti trovare sollievo.
Il disturbo ossessivo può davvero prendere il controllo della persona e rompere l’equilibrio: non è una scelta, non è un capriccio, non è qualcosa che “vuoi fare”.
È un impulso forte, che nasce da circuiti del cervello — in particolare quelli legati al controllo, all’ansia e al bisogno di ridurre l’incertezza, lo stato di allerta — che si attivano come un allarme anche quando non c’è alcun pericolo reale.
E tu sei costretta a seguirli solo per far cessare quel senso di urgenza dentro.
Tu mi dici che ora che puoi comunicare meglio, vorresti che niente ti rubasse questo spazio di libertà conquistato.
Hai ragione. È giusto così.
È giusto voler essere lasciata in pace.
Sai cosa vedo io?
Che tu stai facendo una cosa molto importante: separi te dalla tua ossessione.
Quando dici “non mi appartiene”, tu stai mettendo un confine.
Stai dicendo: “Io sono Lisa.
Il disturbo è un’altra cosa.”
Questa è una strategia terapeutica efficace:
chiamarsi fuori dall’ossessione, non darle identità, non darle potere su di te.

Il fatto che tu possa scrivere tutto questo, con questa consapevolezza, è un traguardo enorme.
Significa che la tua mente sta crescendo più forte dei pensieri che a volte ti inseguono.
E permettimi di dirti anche questo:
non c’è nulla che ti impedisce davvero di godere dei tuoi successi.
C’è una parte del tuo cervello che ancora non ha imparato a sentirsi al sicuro di fronte al cambiamento.
Ma può impararlo.
E tu lo stai già insegnando a quella parte, ogni giorno.
Io sono qui con te in questo percorso.
Non devi combattere da sola.
E quando sentirai che arriva quell’impulso di togliere le foglie secche dagli alberi, ricordati di queste parole:
Io sono Lisa.
Io decido chi guida.
Io posso farcela.
E tu ce la stai già facendo.
Un passo alla volta.
Ogni giorno un po’ di più.
Mi viene in mente una storia molto significativa che ha scritto il tuo amico Cristian che focalizzava in un “sasso rosa” l’oggetto di una ossessione . E diceva:
“magia non è il sasso. Magia e’ aiuto di mano amica che capisce”
Ed io spero tanto che tu possa trovare in chi ti ama una mano amica e che tu, a tua volta, possa essere mano amica di molti .
Grazie di cuore.
La tua dottoressa Monica

Questo articolo ha un commento

  1. Marinella

    Meravigliosa Lisa, non ti conosco personalmente, mi chiamo Marinella, sono una paziente, insieme a mio figlio , della dottoressa Greco. Quello che scrivi è davvero molto potente!!! La tua consapevolezza è disarmante! Qualche tempo fa mi e’ stato insegnato un esercizio molto efficace che magari puoi provare a fare anche tu. Quando arriva un pensiero, un’emozione che mi fa star male come rabbia, tristezza, rancore … la guardo come se non fosse mia, la accolgo con amore, (e questa è la parte più difficile, dare amore a quella parte di me che non mi piace) e la avvolgo in una sfera luminosa. Visualizzo poi davanti a me uno schermo e con delicatezza spingo la sfera luminosa con dentro quell’emozione verso lo schermo, ripetendo “questa emozione (rabbia, tristezza …) non è mia, non mi appartiene , io non sono questa emozione , la restituisco con consapevolezza e distacco all’Universo affinché se ne occupi COSÌ E’ , COSÌ E’ FATTO!!!” Ed è un po’ quello che fai tu quando senti che arriva quell’impulso.
    E l’altra cosa che mi aiuta, e’ ripetere “MENTE TACI ORA NON MI SERVI”, perché mi hanno spiegato che “la mente, mente” nel senso che vuole farci fare cose, o pensare a cose, che non ci fanno stare bene, facendoci credere che noi siamo quei pensieri, quelle emozioni, quelle ossessioni… vuole comandare il “gioco” della ns vita. Ma se noi le riconosciamo e diventiamo consapevoli, così come lo sei tu, che quei pensieri/emozioni, ossessioni, non possono definire chi siamo veramente, ripetendo questa frase glielo facciamo sapere alla nostra mente che abbiamo “scoperto” il suo ingannando
    Grazie per quello che scrivi e grazie perché mi hai fatto ricordare questi esercizi che non facevo più da tempo, anzi li mostrerò a mio figlio. Anche lui ha delle ossessioni, mi dice “mamma io mi rendo conto di queste ossessioni e non voglio che mi rovinino la vita”

    Con Gratitudine, Marinella ❤️

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