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Articolo di Settembre dell’autrice Lisa

Ho letto un articolo di Paul Klein dal titolo “Zebre”. Non mi sento un animale ma ha fatto un buon paragone.

https://www.mouthtohandlearning.com/seeing-the-sun/zebras?fbclid=IwY2xjawMyUI5leHRuA2FlbQIxMABicmlkETBURlhMbHBSY21Fd1NSYVZSAR5CU6q2PmeWxeziaSERZD4kRII1jLa96iQK4qoaLF8F_UZ-UgitZ6QRMxdGOg_aem_1nPwHKeOEYkw6CmOQ9XkFw#

Cavalli e zebre galoppano entrambi, ma sono diversi. Le zebre galoppano più velocemente perché devono sempre scappare. Inoltre non si possono addomesticare. Paul ha ragione a dire che non siamo cavalli, ma abbiamo diritto di galoppare anche noi.

Lui come me scrive da tanti anni e desidera di essere accettato per quello che è veramente. Ma io non credo che in poco tempo la gente ci accetterà, perché non fa nulla per conoscerci.

Quando scriviamo ci sentiamo finalmente come gli altri, ma gli altri continuano a pensare che abbiamo deficit cognitivi. Ho capito da tempo che è esattamente così.

Sentirsi sempre giudizi addosso è frustrante.

Loro pensano che siamo noi a non accettare il nuovo, ma sono loro a non accettare il nuovo, perché il nuovo siamo noi. Lui conclude l’articolo dicendo:

Siamo un’enorme mandria di zebre in crescita. Spero che prima o poi il fragore dei nostri zoccoli ci faccia prendere in considerazione da tutti.

Io dico che dobbiamo lottare per i nostri diritti.

Riflessioni della dottoressa Monica Greco

Cara Lisa,
ho letto le tue parole e mi hanno toccato profondamente.
La metafora delle zebre è meravigliosa perché ci ricorda che ogni diversità porta con sé forza, bellezza e unicità.
Le zebre non si lasciano addomesticare, ed è proprio questo che le rende libere e autentiche, così come lo sei tu quando scrivi.
Hai ragione: spesso il mondo guarda solo attraverso il filtro del giudizio, senza fermarsi ad ascoltare davvero. Non è facile vivere sentendo addosso sguardi che non comprendono, ma tu, con la tua scrittura, rompi il silenzio e trasformi la frustrazione in un dono per chi sa accogliere.
Le tue parole sono potenti e toccanti.
Hai ragione: non siete voi a non accettare il nuovo, è il mondo che deve imparare a conoscervi e a rispettarvi.
Non sei tu a dover dimostrare di essere “come gli altri”: sono gli altri che devono imparare ad aprire il cuore e la mente al nuovo, come tu stessa hai detto. Le tue parole sono già parte di quel fragore di zoccoli che prima o poi non potrà più essere ignorato.
Continua a scrivere, continua a far sentire la tua voce. È così che le zebre si riconoscono tra loro, e che il mondo impara, passo dopo passo, a rispettarle.
Con gratitudine la tua dottoressa Monica

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